L’alimentazione con il Morbo di Parkinson

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Intervista alla Dott.ssa Nicoletta Cataldi , Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Medicina Estetica consulente Medico Nutrizionista nell’ambulatorio Parkinson San Raffaele – Pisana, Roma  

Dott.ssa Cataldi è importante l’alimentazione per un malato di Parkinson? Non è sufficiente la terapia farmacologica?

Nel morbo di Parkinson, l’alimentazione riveste un ruolo fondamentale ed è importante che sia il paziente che i familiari conoscano quali cibi scegliere e come abbinarli al meglio. Tra le persone affette da morbo di Parkinson ho avuto modo di visitare sia pazienti malnutriti, che hanno perso parecchio peso, circa il 20% del loro peso abituale in poco tempo, che pazienti sovrappeso o francamente obesi con problemi di colesterolo, pressione e glicemia;naturalmente i regimi dietetici che ho prescritto seppur molto diversi, sono e sono stati tutti volti a ottimizzare la risposta terapeutica alla levodopa, cercando cioè di renderla stabile nell’arco della giornata.I benefici che il paziente può trarre dalla terapia farmacologica sono infatti strettamente dipendenti dalla concentrazione ematica del farmaco e tutti i fattori che in qualche modo influenzano la concentrazione della stessa possono interferire con il suo effetto terapeutico.

Quali sono i fattori che possono interferire con l’effetto della terapia?

Essi vanno ricercati soprattutto a livello dello stomaco e del primo tratto dell’intestino tenue dove avviene l’ assorbimento del farmaco, ma anche a livello della barriera ematoencefalica. Per quanto riguarda l’assorbimento bisogna chiarire che non avviene nello stomaco, che ha solo funzione di transito, ma nell’intestino tenue. Tuttavia il tempo di permanenza nello stomaco ha importanza in quanto la levodopa viene degradata dagli enzimi gastrici e più a lungo rimarrà nello stomaco più verrà degradata, perdendo così la sua efficacia. Ci sono diversi fattori che influenzano il tempo di svuotamento gastrico, ad esempio i grassi mostrano il tempo di digestione più lungo, seguiti da proteine, carboidrati, fibre; d’altro canto anche la stitichezza ritarda lo svuotamento gastrico.

È stato accertato che alcuni costituenti fondamentali delle proteine, gli aminoacidi neutri aromatici (isoleucina, leucina, valina, fenilalanina, tiroxina e triptofano) interferiscono con il sistema di assorbimento della levodopa a livello del tenue, dove limitano il suo passaggio dall’intestino al circolo ematico, ma anche a livello della barriera ematoencefalica (nel passaggio del farmaco dal flusso sanguigno all’interno del cervello) in quanto utilizzano lo stesso tipo di trasporto ed entrano così in competizione per ciò che riguarda l’assorbimento. Gli aminoacidi neutri aromatici sono presenti in molti tipi di alimenti: ceci secchi crudi, fagioli e lenticchie secche crude, petto di pollo, fesa di tacchino, prosciutto crudo, tonno sott’olio, latte, ma anche mozzarella e ricotta.

Dunque come si può intervenire per migliorare questo quadro?

Innanzitutto evitare gli alimenti troppo grassi; inoltre una redistribuzione del carico proteico giornaliero verso le ore serali fa sì che nell’arco diurno i livelli degli aminoacidi neutri restino costanti e consente una migliorata funzionalità motoria, anche se il paziente paga lo scotto di una perdita di autonomia durante la notte.

Senior Couple Enjoying Meal In Garden

Esistono delle regole che il paziente può seguire per armonizzare la malattia con la sua alimentazione?  

Sì, anche se è opportuno farsi aiutare da un esperto a stendere un piano dietetico nella sua completezza. Intanto bisognerà programmare i pasti ad orari precisi.

Seguire una dieta complessivamente varia che comprenda ogni giorno alimenti appartenenti ai gruppi principali (cereali e legumi, carne, pesce, latte e derivati, frutta e verdura abbondante).

Il nutrizionista provvederà a suddividere l’apporto energetico del paziente in pasti dalla proporzione stabile ovvero: colazione 20% delle calorie giornaliere, pranzo 35%, cena 35% e spuntini 5%, aumentando il consumo di carboidrati e di grassi insaturi e riducendo, se non eliminando del tutto, le proteine in tutti i pasti salvo che in quello serale.

La colazione ideale può essere un bicchiere di latte p.s. con caffè ed una fetta di pane tostato con marmellata.

Il pranzo sarà costituito da un primo piatto semplice senza aggiunta di proteine (ovvero carne, pesce, uova, legumi e formaggi), un contorno di verdure, eventualmente pane e frutta.

A cena potranno essere aggiunte le proteine del secondo.

I grassi saturi (burro, lardo, salumi, carni grasse, ecc.) andranno ridotti a favore degli insaturi (olio d’oliva e.v.) e la quantità di colesterolo non dovrebbe superare i 200 mg al dì.

La quantità di proteine dovrebbe essere pari a 0,8 gr/kg di peso corporeo ideale, ad es. una persona di 70 kg dovrebbe introdurre nella giornata 56 gr di proteine.

Per combattere la stipsi che deriva sia da alcuni farmaci che dalla progressione della malattia, bisogna aumentare il contenuto di fibre nella dieta fino a 30 gr/die, cercando di assumerle lontano dall’assunzione di levodopa, ad esempio negli spuntini. Bisognerebbe consumare sempre, quando è possibile, cereali integrali e 4-5 porzioni al giorno di frutta e verdura nonché bere almeno 6/8 bicchieri di acqua o liquidi al giorno.

Con la dieta a ridotto contenuto proteico che si traduce spesso in una riduzione oltre che di carne e pesce anche di latticini, può verificarsi una carenza di calcio ed è necessario prestare molta attenzione per raggiungere i fabbisogni di calcio nell’anziano che si aggirano sui 1200-1500 mg al giorno, magari introducendo acque ricche in calcio.

Anche il ferro può risultare carente ed è necessario a volte integrarlo, è stato però osservato che l’assunzione di ferro riduce l’efficacia della levodopa, quindi il paziente deve assumerla il più lontano possibile dal farmaco.

Assumere la levodopa da 15 a 30 minuti prima dei pasti che devono essere leggeri per favorirne l’assorbimento

Se il farmaco provoca nausea si può assumere con uno spuntino (frutta, crackers).

Aumentare le calorie in presenza di discinesie se il peso lo consente, in quanto le discinesie aumentano il metabolismo ovvero si brucia di più.

Se invece in concomitanza all’assunzione di levodopa si manifestano discinesie disturbanti si può assumere il farmaco durante il pasto in modo da diminuirne l’assorbimento e quindi la concentrazione ematica.

Da queste indicazioni si può intuire come diventi importante una valutazione specifica caso per caso al fine di impostare la terapia dietetica più adatta per il malato di Parkinson che tenga conto delle variazioni individuali e di tutti gli elementi di cui sopra.

 

 

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