Meditazione:una prevenzione ad ampio spettro

Se fosse solo per una questione di esotismo, l’interesse occidentale per alcune forme di meditazione, yoga o tecniche di rilassamento nell’epoca della globalizzazione avrebbe già dovuto estinguersi da decenni. Invece così non è. Dal mondo scientifico continuano ad arrivare conferme circa l’efficacia di queste pratiche sulla salute fisica e mentale, sul loro ruolo preventivo e terapeutico.

courtesy by freedigitalphotos.net

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La letteratura internazionale ci sta mostrando un aumento continuo delle applicazioni cliniche di protocolli che si basano su esercizi di respirazione, rilassamento e consapevolezza, mutuati da tradizioni millenarie spesso di origine orientale, riviste ed adattate per gli stressati abitanti del nostro pianeta.

Neanche a dirlo, l’epicentro di questo movimento scientifico di riscoperta è stato quel bacino culturalmente stimolante che ospita l’ Università del Massachussets e il MIT, ma la rivoluzione silenziosa si è sparsa ovunque in breve tempo.

Qualche volta lo yoga viene inteso in modo un pò restrittivo, come una forma di ginnastica, ma i saggi praticanti non si sono offesi quando i suoi benefici sono stati

messi a confronto con quelli di un’attività fisica più tradizionale. E’ quel che hanno fatto dei ricercatori dell’Harvard School of Public Health Myriam Hunink (1) che dall’esame di 37 diversi studi hanno concluso l’efficacia dello yoga abbinato ad un trattamento farmacologico, nel ridurre fattori di rischio cardiovascolare come il peso, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, il colesterolo totale e frazionato (quello “buono” e quello “cattivo”). In termini di stress lo yoga con il suo “impatto positivo sullo stato neuroendocrino e sulle funzioni metaboliche e cardio-vagali” avrebbe insomma tutte le carte in regola per essere considerato un trattamento ed una strategia di prevenzione, oltretutto a basso costo.

Ancor più vasti appaiono gli effetti sulla salute umana della meditazione, nelle sue forme tradizionali che possono includere anche la preghiera o nelle sue moderne revisioni laiche, cioè slegate da ogni contenuto religioso o ideologico. Alcune di queste, sotto forma di “protocolli basati sulla Mindfulness” (ormai approdati anche in Italia ) hanno generato negli ultimi anni una serie di risultati interessanti nel campo dello stress di natura sia psicologica che fisica (fibromialgia, sindrome da fatica cronica), della depressione, dell’ansia, dei disturbi del comportamento alimentare.

In campo psicologico stanno emergendo applicazioni della Mindfulness/presenza mentale che possono supportare la terapia dei disturbi ossessivo-compulsivi, il disturbo post-traumatico da stress, i disturbi dell’umore. L’aumento della consapevolezza vene ricercata anche per migliorare il rapporto con l’alimentazione sia nelle persone che soffrono di Disturbi alimentari specifici che nei casi meno gravi, ma assolutamente più diffusi, di un’alimentazione disordinata.

I risultati degli studi effettuati su persone che avevano intrapreso un percorso basato sulla Mindfulness (generalmente un periodo di 8 settimane cui affiancare il avoro su stessi a casa) non mostrano solo un miglioramento dell’autostima, una maggior capacità di convivere con la sofferenza, una maggiore stabilità emotiva o un senso di benessere genericamente inteso. Essi comprendono anche una modificazione delle concentrazioni di alcuni ormoni (la serotonina, la dopamina, l’ossitocina, il cortisolo, il testosterone per citarne alcuni), la diminuzione dei livelli di infiammazione dell’organismo, che sappiamo essere alla base di numerose patologie, il miglioramento delle funzioni cognitive e di vari parametri della funzione immunitaria .

Sebbene gli effetti della meditazione non siano circoscrivibili ad un puro effetto di rilassamento, questo comunque è stato il focus di uno studio pubblicato nel 2013 su PLOS one (2).

La ricerca ha dimostrato per la prima volta i cambiamenti nell’espressione dei geni di alcuni soggetti sani, già esperti praticanti, durante una sessione di meditazione, e di altri soggetti non esperti, alla fine del loro percorso meditativo di 8 settimane.

La meditazione aveva aumentato (maggiormente nei praticanti da lungo tempo ma anche negli altri, alla fine del periodo di 8 settimane) l’attività di alcuni geni associati al metabolismo energetico, alla funzione dei mitocondri, alla secrezione dell’ insulina e aveva ridotto l’espressione di alcuni geni legati all’infiammazione e a vie metaboliche in grado di creare stress ossidativo.

Perchè sono importanti questi risultati? Perchè uno stile di vita caratterizzato da un forte stato di stress psicosociale mette a dura prova il nostro organismo costringendo le cellule ad adattarsi continuamente a nuove richieste di energia. Le nostre centrali energetiche, i mitocondri, anche in virtù delle loro caratteristiche genetiche, mostrano un certo grado di adattamento e di resistenza oltre al quale però la cellula diviene vulnerabile alle malattie.

Questo studio ci mostra in sostanza i precisi meccanismi molecolari attraverso cui la pratica della meditazione, favorendo le riserve energetiche della cellula, può rende l’organismo più resistente.

Il campo delle possibili applicazioni della meditazione appare molto ampio come si vede e dipenderà solo dalle capacità dei singoli centri di ricerca delinearne ancor meglio i confini attraverso indagini sempre più specifiche e sofisticate, ma la vera ricerca del benessere è tutta nelle nostre mani.

Cristiana Ficoneri

 

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1)The effectiveness of yoga in modifying risk factors for cardiovascular disease and metabolic syndrome: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials.

Chu P1, Gotink RA2, Yeh GY3, Goldie SJ4, Hunink MM5

2014 Dec 15. pii: 2047487314562741. [Epub ahead of print]

Eur J Prev Cardiol.

 

2)Relaxation Response Induces Temporal Transcriptome Changes in Energy Metabolism, Insulin Secretion and Inflammatory Pathways

  • Manoj K. Bhasin ,Jeffery A. Dusek ,Bei-Hung Chang ,Marie G. Joseph,John W. Denninger,Gregory L.Fricchione,Herbert Benson ,Towia A. Libermann  
  • Published: May 1, 2013
  • DOI: 10.1371/journal.pone.0062817
  • PLOS one

 

 

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